Apprendimento, Creiamo Cultura, fabbrica delle parole, Letture didattiche

La fabbrica delle parole di Orsenna

Fammi Vento associazione culturale e di formazione, con il progetto Creiamo Cultura insieme, realizza il progetto Giochiamo con le parole.

Approderemo nell’isola delle parole e Giovanna, ormai cresciuta, ci racconterà di quando era piccola, aveva dieci anni e pochi mesi.

Inizia così un incantevole viaggio alla scoperta dell’importanza delle parole nella nostra vita…

Da un autore best seller, maestro della prosa contemporanea, un racconto poetico, un inno alla fantasia e alla creatività del linguaggio.

Erik Orsenna ha scritto numerosi romanzi di grande successo; in Italia, oltre a Madame Ba, Salani ha pubblicato: La grammatica è una canzone dolce, La danza delle virgole, I cavalieri del congiuntivo, La principessa Istamina.

La fabbrica delle parole è un racconto sul vero significato delle parole, un inno alla fantasia e alla creatività del linguaggio, un messaggio d’amore per la lingua e la sua ricchezza, nascosta fra i segreti della sua origine, scritto da un autore best seller, maestro della prosa contemporanea.

Da La fabbrica delle parole

Esistono storie che sono dichiarazioni di guerra. Ecco perche io, Giovanna, ho taciuto. Ho preferito aspettare che il tempo passasse. Ero piccola in quel momento della vita, dieci anni e pochi mesi.

Ma è venuta l’ora di parlare.

Pazienza se si corrono rischi.

Verreste in mio aiuto se fossi attaccata?

Chiudete porte e finestre.

E niente carta e niente matite, e men che meno mail o SMS. Non voglio appunti scritti. Non bisogna lasciare alcuna traccia. Basta che tendiate l’orecchio. E teniate la vostra memoria ben aperta.

Siete pronti?

C’era una volta…

L’isola delle parole è un luogo incantevole, dove la grammatica è una canzone dolce, le virgole danzano, e il congiuntivo è protetto da cavalieri. Ma una grave minaccia incombe sulla Fabbrica delle Parole e qualcuno dovrà intervenire al più presto per difenderla…

Il terribile dittatore Necrode ha capito quanto sia pericoloso permettere alle idee di diffondersi e alle persone di parlare, così prende una decisione drastica: sulla sua isola paradisiaca nessuno potrà più chiacchierare.

Fa sparire tutti i termini inutili e pubblica la lista delle dodici parole con cui è permesso esprimersi. Giovanna e i suoi compagni capiscono la gravità delle nuove regole e decidono di ribellarsi. Inizia così il loro incredibile viaggio alla scoperta dell’importanza delle parole nella nostra vita. Fino ad arrivare alla Fabbrica delle Parole, vera e propria officina in cui si forgiano nuovi termini e dove ognuno può cimentarsi a crearne di nuovi.

L’elenco delle parole consentite è

Cosa colpisce in questo elenco? Ci sono soltanto dodici parole , dodici come i mesi dell’anno, come gli apostoli, i numeri dell’orologio, ma cos’altro? Sono solo verbi. Perché dei verbi?

I verbi sono i motori delle frasi e Necrode vuole vederci a lavoro, così ha tenuto soltanto delle parole che descrivono delle azioni.

Johann domandò se fosse davvero così grave avere meno parole, e altri affermavano che troppe parole confondono, sono uno spreco.

La maestra non rispose subito e cambiò materia. E disse: Tu, alunno, alla lavagna”. E Giuliano la guardò stupefatto … poi toccò alla bambina e… Rachida era furibonda.

“Ah, ah! Non vi piace che vi tolgano i nomi!  Vi sentite nudi come i vermi? Potreste essere scambiati per un altro? Lo stesso vale per gli  oggetti della vita. Vogliono una parola che designi ciascuno di loro, che li distingua. Sapete cos’è una persona distinta?”

Un tipo elegante , uno diverso dagli altri … appunto.

Alla fine della giornata la Lorenzini, per abitudine, buttava lì un indovinello. Irritante ma efficace: noi aspettavamo l’indomani per avere la soluzione all’enigma.

I buoni insegnanti raccontano, e raccontano insegnando. E, per raccontare, bisogna tener viva la suspanse.

Mettiamo che vi domandino quanti traditori ci sono fra di voi?e la classe urlo: “Nessuno”.

Dunque tutti saranno capaci di non tradire un segreto, nemmeno sotto tortura…

Non tradire un segreto, non rivelare al nemico un segreto, tenerlo nascosto … Come si fa? Sapete dirlo con una parola soltanto?

Per cominciare dove lo mettereste, il segreto, per nasconderlo?

Nello zaino, in tasca, …

E perché non in mano… semplicemente… non sempre si fa caso a una mano: il nemico potrebbe pensare che stringi i pugni per rabbia d’essere stato catturato.

Brava, Elena! Ho un segreto nella mano… Man-tenere. Il gioco è fatto.

Dopodomani, appuntamento alle dieci davanti alla scuola

Ma signorina sarà domenica.

Ma per andare dove?

Lo vedrete quanto prima.

“Le parole amano l’amore. Ma anche la lotta. Perciò si trovano infischiate in ogni sorta di avventure, sentimentali e pericolose. Pericolose per coloro che le raccontano. Pericolose anche per coloro che le ascoltano”.

Erik Orsenna è indubbiamente il professore che tutti avrebbero voluto avere.

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