Creiamo Cultura, l'albero delle parole

Laboratorio di Fantastica

L’associazione Fammi Vento attraverso Il Laboratorio di Fantastica ci offre materia prima, idee, occasioni di riflessioni fantastiche utilissime per superare la muraglia della routine scolastica e per riconoscere il ruolo della creatività all’interno del processo educativo.

L’umorismo, il gioco, gli stravolgimenti del linguaggio sono un invito a liberarci dagli schemi, dai pregiudizi per guardare lontano.

In questo momento storico in cui i punti di riferimento morali e civili sembrano smarriti, i libri ci indicano, al di là della felice invenzione e del piacere della lettura, le strade dove incamminarci se vogliamo ancora scommettere sul futuro delle nuove generazioni. 

L’associazione Fammi Vento ha delle evidenti preferenze, dunque oltre ad Italo Calvino ha come punto di riferimento Gianni Rodari, fonte di continua ispirazione.

Durante il primo appuntamento del Laboratorio di Fantastica, avvenuto il 4 di maggio, abbiamo iniziato il gioco del sasso nello stagno e siamo andati alla ricerca di parole nuove e note.

Il sasso nello stagno

Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore.

Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad aver tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.

Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.

Prendo ad esempio la parola sasso. Cadendo nella mente essa si trascina dietro, o urta, o evita, insomma, variamente si mette in contatto:

con tutte le parole che cominciano con “s” ma non continuano con “a”,

con tutte le parole che cominciano con “sa”;

con tutte le parole che rimano in “asso”;

con tutte le parole che le stanno accanto, nel deposito lessicale, per via di significato.

Sabato 11 maggio alle ore 18:30 completeremo le associazioni più pigre.

Una parola urta l’altra per inerzia. E’ difficile che ciò basti a far scoccare la scintilla. Attraverso il “Gioco della memoria”, la parola, intanto, precipita in altre direzioni, affonda nel mondo passato, fa tornare a galla presenze sommerse.

Il tema fantastico, in questo tipo di ricerca che parte da una sola parola, nasce quando si creano accostamenti strani, quando nei complessi movimenti delle immagini e nelle loro interferenze capricciose, si fa luce una parentela imprevedibile tra parole che appartengono a catene differenti.

E qui posso notare come nel processo apparentemente meccanico si cala, come in uno stampo, ma anche modificando lo stampo stesso, la mia ideologia. Sento l’eco di letture antiche e recenti. La realtà fa irruzione nell’esercizio surrealistico. In fin dei conti, forse, se il paese musicale diventerà una storia, non si tratterà di una fantasticheria evasiva, bensì di un modo di riscoprire e rappresentare in forme nuove la realtà.

Ma l’esplorazione della parola sasso non è finita. Debbo ancora rifiutarla come organismo che ha un certo significato e un certo suono, scomporla nelle sue lettere, scoprire le parole che ho rifiutate successivamente per arrivare alla sua pronuncia:

Scrivo le lettere una sotto l’altra:

S

A

S

S

O

Ora accanto ad ogni lettera posso scrivere la prima parola che mi viene in mente, ottenendo una nuova serie.

O posso scrivere accanto alle cinque lettere cinque parole che formino una frase di senso compiuto, così:

S – Sulla.

A – altalena.

S – saltano.

S – sette.

O – oche.

Non saprei che farmene, in questo momento, di sette oche in altalena, se non usarle per costruire un “nonsense” in rima:

Sette oche in altalena

reclamavano la cena… eccetera.

Ma non bisogna attendersi un risultato di qualche interesse alla prima prova. Cerco un’altra serie, con lo stesso sistema:

S – Settecento.

A – avvocati.

S – suonavano.

S – settecento.

O – ocarine.

Quel settecento è un prolungamento automatico del sette precedente. Le ocarine si sono imposte sulla spinta, evidente, delle oche: ma non si può ignorare che le ha favorite anche la vicinanza, in questa ricerca, con gli strumenti musicali nominati poco sopra. Un corteo di settecento avvocati che suonano l’ocarina non è un’immagine da buttar via.

Possiamo ora lasciare la parola sasso al suo destino. Ma non illudiamoci di averne esaurite le possibilità.

Ha detto Wittgenstein:”Le parole sono come la pellicola superficiale su un’acqua profonda”. Le storie si cercano, per l’appunto, nuotando sott’acqua.

Il gioco del “sasso nello stagno” che qui ho brevemente illustrato deve servire ai bambini, non servirsi di loro.

Dobbiamo credere nella necessità che l’immaginazione abbia un posto fondamentale nell’educazione per chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola.

Laboratorio di Fantastica sabato 11 maggio ore 18:30.

Prenota il tuo posto per questo nuovo fantastico viaggio immerso nella creatività. Chiama il 3285557206.

“Tutti gli usi della parola a tutti” ha un suono democratico e non perché tutti siano artisti ma perché nessuno sia schiavo.

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