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Tutti giù per aria… chissà cosa stanno cercando i bambini

Tutti giù per aria Di Rossella Postorino

Tina di solito non fa le cose che non sa fare, perché ha sempre paura di sbagliare, ma quel pomeriggio ha accettato di giocare a pallavolo. La palla cade nel fiume e Tina per riprenderla precipita giù da una cascata e da qui tutto avrà inizio.

L’autrice, calabrese, del ’78, racconta la storia di Tina, una bambina perfettina e un giorno per sbaglio cade in un fiume e da questo momento comincia un viaggio con personaggi bizzarri, un repertorio di matti e stravaganti. La protagonista grazie all’aiuto degli altri, impara che i difetti e i limiti esistono per tutti e che possono essere accettati e superati.

È un esordio per la narrativa per ragazzi ed è una grande avventura senza tempo, che mi ricorda Alice nel paese delle meraviglie,  ma anche Olga e il viaggio straordinario di Elisabetta Gnone  e Gianni Rodari con le sue filastrocche.

La storia si svolge nel Paese degli Scarti un uomo senza faccia, aveva tutte e due le braccia, mani, gambe e piedi e venti dita, insomma aveva tutti gli arti. Le spalle, la schiena e il punto vita. Aveva pure la testa e portava un borsellino, ma per uno strano scherzo del destino, aveva una faccia bianca come la luna nè naso, nè occhi, nè una bocca che fosse una.

Andava in giro ben vestito e senza volto,

non sapevi se era cupo, allegro o sconvolto.

Non apriva gli occhi appena sveglio,

non faceva mai uno sbaglio.

Non spalancava la bocca per lo stupore.

Non prendeva mai il raffreddore,

perché non poteva soffiarsi il naso

infilarci un dito, nemmeno per caso.

In tanti anni non aveva mai avuto la tosse

e al mattino non si sapeva di che umore fosse.

Un giorno incontrò il bambino del vapore,

che era preso da grande fervore,

ogni volta che trovava un vetro appannato,

perché doveva per forza scrivere il suo nome. 

Disegnare con il dito case e persone

finchè lo spazio non era terminato.

Lo faceva sui vetri e sugli specchi umidi di condensa,

ma la mamma prometteva una severa ricompensa

per l’irrefrenabile dito:

”Così sporchi i vetri e non è mai pulito”.

Quando incontrò il signore senza viso,

 il bambino gli andò incontro deciso,

per infilare il dito in quella faccia come pasta appena stesa.

Neppure sapeva di prepararsi a una grandissima impresa.

Il signore si accomodò

e il bambino incominciò. 

Gli fece li occhi per guardare e subito si riempirono di incredulità.

Gli fece le narici per respirare e la bocca per mangiare a volontà.

“Sono così felice” disse il signore

e di istinto il bambino gli fece gli occhi a cuore,

gli angoli della bocca fino alle orecchie tirò.

Il Signore rideva forte e il bambino pensò:

”In un attimo, se voglio, posso farlo triste,

basta disegnare la bocca all’ingiù,

posso farlo sorpreso e la bocca non si chiude più.

Vediamo quanto resiste.”

Sulla fronte tre righe orizzontali dritte dritte come una lancia per farlo di colpo arrabbiare. Le sopracciglia alzate, l’occhio sgranato, le pupille come fanali.

Posso disegnare una lacrima sulla guancia, ma il Signore lo guardava con i suoi occhi nuovi di zecca e un sorriso caldo e sincero, cancellarlo sarebbe stato una pecca. Lui ne andava già fiero.

Tutto grazie al tuo dito disobbediente,

te ne renderò merito davanti alla gente,

mi hai regalato un volto e mi hai fatto contento.

Se il tuo dito freme prendiamo un appuntamento,

potrai mettere l’indice nel mio ovale, cambiarmi ogni giorno.

Non voglio essere sempre uguale come quelli che ho intorno.

Uomo, donna, anziano o ragazzo,

fammi spento, euforico o un po’ pazzo,

fammi inquieto o pensieroso,

brutto, bello o solo fascinoso.

Fammi vivere tutte le vite del mondo

ogni giorno diverso da ieri.

Fammi vivere fino in fondo,

riempimi o svuotami i pensieri.”

Così disse  così fu.

Del resto per tutto il tempo che era rimasto al signore e al bambino per consolidare quell’unione che nessuno si sarebbe aspettato, tra il dito matita e la faccia senza espressione, tra un bimbo vivace e un uomo fortunato. Giorno dopo giorno fu eccitato o furioso, brioso o serio, assorto o deluso. L’uomo non credeva di poter essere tutto questo e neanche il bambino aveva previsto di gioire alla sua gioia, piangere al suo pianto. Divenne il più grande disegnatore di vetri appannati della Terra eppure non se ne fece mai un vanto.

Filippo tacque e tutti applaudirono. Tranne Tina che alzò la mano e disse:”Ma la donna per la vita e per la morte che fine ha fatto?”

“Quale donna?” chiese Filippo dal palco.

“Quella dell’indizio” disse “l’indizio per la caccia al tesoro, l’hai nominata tu prima.”

“Non ne ho idea” – balbettò Filippo – devo aver perso il filo del discorso” – e si grattò la testa cercando di ricordare.

“Via alla ricerca del tesoro”

Tutti correvano e anche Tina: “Cerchiamo il sindaco?” – “No, cerchiamo il filo che ha perso Filippo” – rispose Lentiggini.

Cosa stanno cercando i bambini e quale sarà il premio in palio? E il sindaco? Come mai una persona di tale importanza ha paura di parlare davanti ai suoi concittadini? Riuscirà Tina a convincerlo del contrario?

Lo vedremo la prossima volta …

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