Buona lettura, creiamo cultura insieme

I tre libri della settimana: Sicilia uno sguardo nell’azzurro, sopra e sotto.

L’associazione culturale e di formazione Fammi Vento presenta questa settimana tre libri che raccontano e descrivono alcuni aspetti della Sicilia, con uno sguardo nell’azzurro del cielo e del mare e uno sguardo nel cuore della gente del luogo descrivendo la loro indole buona e cortese.

I tre libri sono:

Le tartarughe tornano sempre di Enzo Gianmaria Napolillo

Salvatore uno dei personaggi è nato in un luogo di frontiera posto alla fine del mondo, con il mare blu e la terra arsa dal Sole, l’isola di Lampedusa. È cresciuto sulle barche con lo sguardo nell’azzurro, sopra e intorno.

È lì che ha conosciuto Giulia, che però vive a Milano e ha i genitori emigrati per lavoro. Una mattina d’estate Salvatore e Giulia vedono sul bagnasciuga un “turista” dalla pelle nera, era il corpo di un ragazzino, ma hanno subito capito che era inutile salvargli la vita, perchè era già morto. Si guardano intorno e ne vedono altri. Il mare non è più azzurro, ma cosparso di  macchie nere, uomini, donne e bambini.

Nasce e cresce in loro un presentimento, hanno capito di essere solo al principio di qualcosa di più grande e inarrestabile e dove non ci sono superstiti tocca ai testimoni non dimenticare.

È stata una presa di coscienza, che nel mondo esistono dolore e differenze, una scoperta che cambierà la loro vita e le loro scelte, le loro scelte sono le loro vite.

I leoni di Sicilia di Stefania Auci

È la storia della famiglia Florio che sbarca dalla Calabria a Palermo che in poco tempo riescono ad arricchirsi lavorando sodo e guardano sempre avanti ambiziosi, per un desiderio di rivincita sociale, alla base delle ambizioni della famiglia Florio.

Gli uomini delle famiglie sono forti ma fragili e hanno accanto mogli altrettanto eccezionali.

Giulia, la giovane milanese, entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa un porto sicuro.

Sullo sfondo gli anni più inquietanti della storia d’Italia, l’autrice racconta una saga così viva che sembra contemporanea.

Lettere dal carcere di Antonio Gramsci

Le lettere hanno come destinatari i due nuclei familiari: la famiglia d’origine e la famiglia acquisita.

Ciò che mi ha colpito di più di queste lettere è la minuziosa descrizione degli avvenimenti, sicuramente perché aveva poche argomentazioni da affrontare e le descriveva con dovizia di particolari per dare corpo alle sue lettere.

In alcune lettere Gramsci descrive Ustica e gli indigeni come una popolazione ospitale e cortesissima. Dice che nell’isola non ha visto nessun mezzo di locomozione, eccetto che l’asino addomesticato che da trova dell’indole buona degli abitanti, perché nel suo paese gli asini sono selvaggi e non si lasciano avvinare dai padroni.

Dalla terrazza vede uno sconfinato mare e un magnifico cielo, sgombro da ogni fumosità cittadina che permette di godersi quella meraviglia al massimo dell’intensità. I colori dell’acqua marina e del firmamento sono straordinari per la varietà e la profondità. Ha visto arcobaleni unici.

Gramsci sa che i Siciliani dal più infimo stato alle cime più alte sono solidali tra loro, scrive che sono una parte a se dell’Italia, c’è più somiglianza tra un calabrese e un torinese, che tra un calabrese e un siciliano. Dice che sarebbe bello leggere la storia di quest’isola per capire l’origine di questi profondi sentimenti.   

Tre storie che ci regalano il volto più vero e reale della Sicilia di un tempo e della Sicilia di oggi, del suo territorio e dei suoi abitanti.

I tre libri sono presenti nella Piccola Biblioteca Privata dell’associazione Fammi Vento

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