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Donna si diventa e nessuno può insegnartelo: Simone, Hannah e Maria

In un viaggio immaginario tra le meraviglie del pensiero voglio parlare di alcune tra le donne che hanno lasciato il segno nella nostra vita: Simone de Beauvoir, Hannah Arendt e Maria Montessori, sono donne forti che hanno affermato se stesse con grande fatica, ma alla fine sono state accolte.

Simone de Beauvoir

È una filosofa che ha raccontato in Storia di una ragazza per bene i condizionamenti di genere, in quanto donna c’erano molte cose a cui non poteva aspirare, almeno così le hanno spiegato. Simone si è scagliata contro i dogmi patriarcali che vedevano nel maschio una persona autorevole e nella donna un esser umano che doveva essere permissivo. Si è scagliata addosso tante critiche soprattutto con Il secondo sesso.  È una scrittrice che si è mossa tra i saggi e la narrativa ed è proprio con le sue opere che si è messa a nudo e ha raccontato la sua vita intima, le sue dinamiche psicologiche più profonde e questo ha dato un senso di liberazione a molte donne che l’hanno letta anche nelle generazioni successive. Le sue opere, i suoi racconti sono ancora attuali e devono essere letti dai più giovani.

Simone de Beauvoir era una donna che ha parlato alle donne delle donne rendendo un servizio sociale, ha permesso alle generazioni di ripensare a se stesse. Non ama definirsi femminista, anche se il pensiero femminista ha giovato tanto nella sua produzione tanto che ha permesso a donne e uomini di ripensare ai loro condizionamenti, di muoversi al di fuori di quelle categorie che vincolano a pensare alla donna e all’uomo sempre allo stesso modo, per accorgersi che in realtà è umiliante per entrambi muoversi in schemi piccoli, che li limitano.

Le donne sono sempre state pensate come l’altro del maschile, come il secondo sesso, sempre e solo in funzione al maschio, vincolando il proprio pensiero al pensiero maschile, al pensiero prodotto soltanto dagli uomini perdendo così il rapporto con la verità. La donna è stata considerata per millenni una creatura pericolosa, diabolica e contro tutto questo si è scagliata Simone de Beuavoir, si è scagliata con un testo monumentale e insuperabile, Il secondo sesso, un saggio che indaga in molti ambiti l’origine delle differenza tra uomo e donna. L’afflato è di imparare a pensare e distruggere i condizionamenti.

Donna si diventa e nessuno può insegnartelo è un percorso intimo e personale, è un percorso per capire che donna sei. La vita si vive attraverso l’esistenza, l’esistenzialismo, cioè la filosofia della libertà. I condizionamenti sono sociali, ma anche cognitivi, dipendono dalla cultura in cui viviamo da millenni per cui tutto ci sembra normale.

Come si cerca la libertà? Con un metodo che è liberante, una ricerca fatta al di fuori degli schemi e dei dogmi. Se la tua filosofia non la porti nelle tue scelte personali, nella tua vita quotidiana, allora non è vera filosofia, non ti sta cambiando, non ti sta muovendo. Simone de Beuavoir è una donna così carica di vita, così carica di emozioni che ti coinvolge.

Dobbiamo fare un percorso individuali e cercare a tutti i costi di non definirci a partire dagli altri, ma di portare a galla i nostri desideri più profondi a costo di perdere la rotta e fare i conti con questa esistenza.

Dobbiamo imparare a essere libere di scegliere quotidianamente, di compiere il bene, di sentirsi liberi di fare il meglio per gli altri. L’inferno è la stasi, è farsi bastare il mondo così com’è.

Hannah Arendt

Unica nel contesto del pensiero del Novecento Hannah Arendt era una filosofa che ha cercato di comprendere la vita soprattutto dal punto di vista delle relazioni con gli altri.  La banalità del male è il suo testo più importante, nasce come una serie di articoli. Per Arendt la cosa più importante è l’azione, l’azione fortemente legata al pensiero e Vita activa ha a che fare con questo. L’essere umano ha bisogno di agire nello spazio pubblico, quindi nella società. Arendt parla sempre di questo spazio pubblico, ma noi forse abbiamo dimenticato che non è un luogo dove fare esibizione di noi stessi, di farci vedere, invece lei ci diceva che lo spazio pubblico è davvero pubblico.

Secondo Arendt ci sono cose che sono private e non possono diventare pubbliche perché risulterebbero false, come per esempio l’amore. L’amore non si può dire in pubblico, si può alludere, è qualcosa che ha a che fare con l’ambito privato. Diceva: “Io vivo di ciò che gli altri ignorano di me”.

Lo Stato non deve occuparsi di economia, deve occuparsi di aspetti sociali, di coesistenza. Invece noi mettiamo al centro l’economia e consideriamo ciò che lo stato ci da in termini di soldi, spingendo verso il nostro interesse personale, prendiamo quello che a noi interessa e non veniamo educati a dare.

Cosa distingue il mio spazio privato da quello pubblico?

Nel mio spazio privato c’è lo spazio per tutto quello che per me è intimo, che non mi interessa rivelare agli altri. Invece nello spazio pubblico io non posso cascare addosso alle altre persone. Quello che può cambiare l’ordine delle cose è “l’amor mundi”, la disposizione dell’essere umano a offrirsi gratuitamente, altro è riconoscere se stessi come dono. Questo accade non se si è intelligenti, non basta, quello che serve è avere immaginazione e saper porsi le idee, sapersi relazionare con le idee.

La filosofia serve a farsi venire le idee, perché senza idee sei schiavo di ciò che ti viene detto. Si tratta di imparare a non essere indifferente. L’opposto dell’indifferente non è lo schierato, ma colui che sa fare la differenza, sa discernere, che non si fa bastare un’idea solo perché glielo hanno detto.  Le idee non appartengono a nessuno, non hanno padroni, le idee vengono e sono attratte a colui che è abbastanza libero, disposto nei confronti del mistero, dell’ignoto, della nascita. Per Arendt la nascita è portatrice di unicità, di novità, di impensato. Abbiamo un estremo bisogno di comunicare, ricominciamo a nascere. 

Scegliere di non essere massa, perché le masse non sono unite da un bene comune, ma solo da un “appetito”, porta le persone a manipolare le grandi masse e a direzionarle nella funzione in cui loro scelgono di portarle. Quindi la differenza tra chi agisce politicamente e chi agisce per interessi personali sta tutta nella prosecuzione della propria azione. Chi agisce politicamente per il bene della polis costruisce una democrazia che è in grado di garantire i diritti di tutti, soprattutto delle minoranze. Chi sviluppa una visione massificata, lo vuole solo per interesse personale.  Chi si unisce solo in funzione di un appetito, un desiderio, non ha nessun interesse politico. La politica è la capacità di saper esprimere la propria aretè, la propria capacità di essere utile.

Hannah Arendt riporta al centro dei tuoi pensieri l’azione, l’agire, no la pretesa che qualcun altro mi dia qualcosa che desidero. Per agire secondo una vita attiva io devo superare il mio interesse personale. Non vivere solo per soddisfare le mie pulsioni, i miei desideri, ma per cercare di costruire qualcosa nell’interesse di tutti. Azione, giudizio, comunità sono le parole, le idee più importanti che ci ha lasciato Hannah Arendt.

 “La prima battaglia culturale è stare di guardia ai fatti”

Maria Montessori

Maria Montessori è stata una pioniera e rivoluzionaria dell’educazione e ha creato qualcosa che non c’era e lo ritroviamo in tutto il mondo ogni giorno nelle scuole dell’infanzia.

“Il bambino è l’uomo che verrà”

Ci ha insegnato che se si vuole incidere sul mondo, se si vuole cambiare il mondo, bisogna cambiare i bambini. Cambiare un adulto è molto difficile, è una statua già scolpita, invece il bambino è da scolpire.

Viviamo in un’epoca in cui la concentrazione è davvero complessa, perché concentrarsi vuol dire entrare nelle cose profondamente. I bambini vivono il gioco come l’attività più seria del mondo, perché aiuta il bambino a sviluppare tutte le attività e la concentrazione è la più importante abilità perché il bambino concentrato è un bambino felice.

“Aiutiamoli a fare da soli”

La vita deve essere un esercizio pratico, bisogna avere la possibilità di sentirsi responsabili anche di pulire, di ordinare, devo essere io responsabile dell’ordine, della pulizia, dello spazio che vivo, così tutto diventa interessante.

La storia di Maria Montessori è affascinante perché la sua vita è stata vissuta intensamente. Se non è un vita interessante, se non ti fa venire voglia di metterti in mezzo alle cose non è una vita degna di essere vissuta. Insegnava a prendersi cura, quindi di praticare la vita di tutti i giorni in un ambiente protetto, per crescere con consapevolezza, C’era sempre la meraviglia alla base delle sue intuizioni.

Nel 1899 si tenne a Londra il Congresso Internazionale delle donne e Maria Montessori venne nominata rappresentante dell’Italia. Essa ribadiva che per la vittoria della causa femminile era fondamentale l’unità tra tutte le donne. Maria Montessori ne Per la causa delle donne scrisse che queste donne erano per la maggior parte gentili e belle, con gli occhi brillanti di intelligenza e di entusiasmo, la loro storia raccontava che quasi tutte avevano lasciato le tracce benefiche della propria attivitàDonne nuove ben lungi da rassomigliare al tipo così poco simpatico che gli uomini chiamavano il terzo sesso: donne cioè piacenti, malevoli all’uomo, nemiche della famiglia e della patria, zitelle e brutte.

Erano donne nuove nel senso vero e ammirevole della parola, donne che lavoravano al progresso sociale, donne che lavoravano all’universale benessere; che si erigevano e offrivano l’opera loro all’altra metà umana per unirsi insieme a completare il benessere comune.

Cambia la tua vita oggi, non scommettere sul futuro. Agisci ora, senza indugio.”

Qual è l’opera sociale della donna? Può fare quanto l’uomo fa, ma portandovi la sua nota speciale di bontà materna che suona amorevole protezione dei deboli, sollievo d’ogni miseria. Metteva in pratica un grande principio civile: la solidarietà, l’organizzazione.

Ci spiegò che era finito il tempo in cui le donne erano passive, in cui bastava che non facessero del male: sii ignorante alla vita, non ti occupare delle cose pubbliche, non lavorare, non ti prendere responsabilità, non ti occupare dell’amministrazione dei tuoi beni, sii passiva, annichila la tua volontà a favore del marito, pensa solo a non far male. Da questo opprimente negativismo la donna si è scossa ed è passata al moto, all’azione.  

Le donne si stanno richiamando”, spiegava Maria Montessori, con una propaganda attiva e costante, mirabilmente organizzata, sotto una bandiera di benefica azione.  Lo scopo non era quello di far produrre grandi opere a un individuo, le discussioni non sorgevano sulle possibilità del genio individuale nella donna, la meta era “uniamoci tutte per il bene universale“.

Nessuno è più arrogante verso le donne, più aggressivo o sdegnoso, dell’uomo che si sente in ansia per la sua virilità“.

Le donne lavoratrici credevano che l’unione loro avrebbe conservato meglio la famiglia e con il lavoro avrebbe aiutato a mantenere l’agiatezza della famiglia, a conservare meglio il più alto bene della famiglia.

Secondo Maria Montessori la questione di proteggere il lavoro delle donne, la sua dignità, meritava, e merita, profondo studio, passare accanto alle piaghe sociali senza soffermarsi è cosa contraria alla civiltà. Le donne dovevano organizzarsi tra donne per fare tutte insieme un centro solo per attingere la forza, la guida e provare a risolvere quelle questioni che riguardano il sacro diritto di “umanità”. Ma la salute dell’umanità potrà compiersi solo dalle donne e dagli uomini con le mani insieme congiunte e facenti causa comune nella lotta per la vita.

Ognuna di noi deve avere l’ambizione di aiutare con il suo lavoro al maggior benessere comune e la speranza di lasciare il mondo migliore di quando vi nacque.

Il miglior bene comune per l’umanità sarà avanzato dalla maggiore unità di pensiero, di simpatia.

“Fate agli altri ciò che volete fatto a voi stessi”

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